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Cooperativa della
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Seminario su:

Squilibri internazionali, debito e globalizzazione economica

Programma

 

 

MARTEDÌ 18 DICEMBRE 2001 - ORE 9.00

AULA N. 3

POLO UNIVERSITARIO E CULTURALE

"ASTI STUDI SUPERIORI"

VIA TESTA, 89 – 14100 ASTI

Il perchè di un seminario

Una mattinata diversa nelle aule dell’università di Asti. Una tavola rotonda sulle tematiche degli squilibri economici tra i nord ed i sud del mondo. Un lettura delle globalizzazioni degli effetti e delle prospettive. Uno scambio tra università, società civile ed operatori del terzo settore.

In sostanza un antipasto delle feste natalizie... ovviamente eque e solidali...

Le tematiche del seminario

Il mondo si fa sempre più piccolo e la globalizzazione è il nuovo ordine che ci lega tutti insieme nell’interdipendenza reciproca. Che affondiamo o stiamo a galla, procediamo come un unico mondo.
I politici e i media parlano vagamente di "globalizzazione" come di un nuovo roseo futuro in cui tutti saremo vincitori e l’idea di un mondo che funziona in armonia è troppo attraente per resistervi.
Una specifica strategia - La globalizzazione non è un vago sentire circa il futuro.
E’ una precisa strategia economica perseguita dai paesi del mondo industrializzato e dalle multinazionali i cui interessi quei paesi rappresentano.
L’essenza di questa strategia è garantire l'accesso aperto e non regolamentato ai mercati mondiali - il modello del "libero mercato" che permette alle multinazionali di sbarazzarsi dei più piccoli competitori locali indipendentemente dai costi sociali o ambientali. I paesi in via di sviluppo sono aperti allo sfruttamento e i profitti che essi potrebbero usare per il loro sviluppo finiscono invece sui conti bancari degli azionisti delle multinazionali oltremare.
I ricchi diventano sempre più ricchi - Mentre ci sono individui che hanno accumulato un’enorme ricchezza grazie alla liberalizzazione dell’economia mondiale, la maggioranza ne ha tratto ben poco beneficio.
Generalmente, la globalizzazione ha condizionato pesantemente i lavoratori, poichè i governi nazionali abbassano gli standard lavorativi nel tentativo di attrarre gli investimenti stranieri con la promessa di bassi costi. A livello internazionale, mentre alcuni paesi di recente industrializzazione hanno aumentato gli introiti delle esportazioni come conseguenza della liberalizzazione del mercato mondiale, le nazioni più povere sono state completamente escluse dalla festa. Ora è universalmente riconosciuto - particolarmente dopo la crisi asiatica del 1997-98 - che la globalizzazione ha vincitori e vinti e che a perdere sono sempre i poveri.