ASSTA

Associazione per lo Sviluppo
Scientifico e Tecnologico di Asti

Biblioteca Consorziale Astense




VERCELLI FRANCESCO
Vinchio d’Asti, 22 ottobre 1883 - Camerano Casasco (Asti), 24 novembre 1952


Francesco VercelliLaureatosi in fisica nel 1908 e in matematica nel 1909, fu assistente di quest’ultima materia presso l’Università di Torino fino al 1919. Peraltro i suoi interessi e tutte le sue pubblicazione, sin dalle prime (1909) sulle sesse, riguardavano la geofisica, disciplina per la quale ottenne la libera docenza nel 1915. La prima guerra mondiale gli offrì l’occasione di far valere le sue qualità di pioniere e di organizzatore. Richiamato alle armi, fu destinato dapprima al poligono delle Vaude per studi di balistica, poi (1917) al Comando della Terza Armata, dove si segnalò per l’attività meteorologica. In particolare, utilizzò i principi gettati con l’articolo "Analisi armonica dei barogrammi e previsione della pressione barometrica" (1915) per fornire previsioni a lunga scadenza.
I primi risultati furono così lusinghieri che per tutto il resto della vita Vercelli spese gran parte delle sue energie per sviluppare quella che egli chiamò analisi periodale o cimanalisi.
Dopo l’armistizio il Comando Supremo lo incaricò di riorganizzare l’Osservatorio marittimo di Trieste, il che egli fece dando vita all’Istituto talassografico sperimentale e all’Osservatorio geofisico sperimentale. Di entrambi Vercelli, che con un concorso, del 1920 entrò nei ruoli del Comitato talassografico italiano e insegnò nelle Università di Milano e Padova oltre che di Trieste, fu direttore sino al giorno della morte.
Preparò e diresse diverse campagne oceanografiche, fra le quali spiccano per importanza quelle nello stretto di Messina con la nave Marsigli (1920 e 1923) e quelle nel Mar Rosso con la nave Magnaghi (1923 -24 e 1929). Queste ultime campagne sono particolarmente notevoli perchè prima d’allora non erano mai stati indagati sistematicamente i caratteri e il comportamento del Mar rosso durante i due periodi monsonici.
Nel 1927 e 1928 Vercelli si occupò di prospezioni geofisiche (tra l’altro organizzò una squadra di prospezione geoelettrica che condusse personalmente sul terreno) e per molti anni ancora continuò a partecipare agli studi in materia.
A partire dal 1934 studiò tenacemente il propagarsi delle radiazioni nel mare e nei laghi, realizzando anche uno speciale fotometro fotografico.
Il 10 giugno 1944 rimase sepolto sotto le macerie del suo istituto distrutto da un bombardamento aereo e fu salvato quasi per miracolo.
Appena lasciato l’ospedale, dopo un lungo anno di degenza, ebbe l’energia di ottenere una rapida ricostruzione dell’istituto e di dare un contributo preponderante alla costituzione della facoltà d’ingegneria allUniversità di trieste, della quale fu il primo preside.
Oltre alle numerose pubblicazioni scientifiche lascia due grossi volumi di sintesi destinati a un largo pubblico, tanto più importanti per la scarsità di opere italiane del genere, "L’aria nella natura e nella vita" (1933) e "Il mare, i laghi e i ghiacciai" (1951).
Come s’è detto, il suo nome resta soprattutto legato all’analisi periodale, al cui sviluppo egli non cessò di attendere dal 1915 al secondo dopoguerra. Essa è in sostanza una tecnica per estrarre componenti di dato periodo dall’andamento di un fenomeno: Francesco Vercelli seppe portarla a un livello veramente avanzato e fece costruire un analizzatore meccanico delle curve oscillanti, di notevole significato come uno dei primi esempi di macchina da calcolo destinata a uso scientifico.
L’analisi periodale entusiasmò molti colleghi e discepoli di Vercelli e diede origine a una vera scuola di studiosi delle periodicità, scuola che ancor oggi è attiva in diverse università italiane.
Purtroppo nell’ambito meteorologico, cioè in quello che aveva dato lo spunto a tali studi, essi non riuscirono di alcun giovamento pratico, verosimilmente per la difficoltà di fondare su ipotesi fisiche la scelta del periodo, che di fatto rimase sempre largamente soggettiva. I problemi rimasti insoluti dopo i notevoli successi iniziali restano aperti.
Quali che ne siano i risultati pratici, l’analisi periodale rimane un episodio importante nel farsi della scienza, perchè il suo creatore fu precursore nello svincolarsi dalla rigida concezione causalistica tradizionale, nell’interessarsi tenacemente ai metodi del calcolo e nel comprendere le possibilità di raelizzare macchine calcolatrici.

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