ASSTA

Associazione per lo Sviluppo
Scientifico e Tecnologico di Asti

Biblioteca Consorziale Astense




PASTRONE GIOVANNI
Asti, 13 settembre 1882 – Torino, 27 giugno 1959


Giovanni PastroneLa vita e l'opera di Pastrone appartengono a uno dei capitoli più importanti della storia del cinema.
Originario di Montechiaro d'Asti (1882), dotato di notevole talento musicale, si diplomò al Conservatorio in violino, ma portò a termine anche gli studi in ragioneria. Nel 1903 si trasferì a Torino, dove venne scelto come secondo violino nell'orchestra del Teatro Regio. Ma in seguito ad un annuncio pubblicitario decise di mettere in pratica le sue doti di contabile e si fece assumere dalla Carlo Rossi & C., una ditta costituita per sfruttare i nuovi brevetti di telefonia, che ben presto puntò sulla produzione cinematografica. Grazie alla conoscenza di tre lingue straniere (francese, inglese e tedesco), Pastrone ottenne l'incarico di corrispondente ed ebbe così modo di stabilire contatti diretti con cineasti e produttori stranieri, impadronendosi in fretta degli aspetti economici e tecnici del cinema.
Nel 1907 la casa produce una trentina di film che vengono distribuiti anche all'estero, da La raccolta delle ciligie ai documentari Il corteo funebre per le onoranze di Giosuè Carducci e Alle grandi manovre.
Nella tarda estate dell'anno successivo la società si scioglie: Carlo Rossi accetta la direzione della romana Cines, Pastrone, al contrario, non vuole lasciare Torino e subito dà vita all'Itala Film.
Per Pastrone il cinema è un'industria e come tale deve evitare improvvisazione e rischio. Per seguire la lavorazione dei film in tutte le sue fasi, l'Itala costruisce nuovi capannoni di 22 mila metri quadri in cui è possibile sfruttare al massimo la luce del sole.
A partire dal 1910 Pastrone realizza in prima persona lavori impegnativi, compiendo anche interessanti esperimenti di sonorizzazione e di colorazione delle pellicole. Il suo primo lavoro è La caduta di Troia, film di 600 metri in un'unica bobina. Per realizzarlo Pastrone sfrutta gigantesche scenografie e costruisce un enorme cavallo di legno.
Pastrone sa che il cinema ha tutte le carte in regola per diventare uno spettacolo di massa. All'inizio del 1912 comincia a sviluppare l'idea di un grande lavoro storico; a Genova scopre un forzuto scaricatore di porto, Bartolomeo Pagano, e lo abitua a muoversi davanti alla macchina da presa. Sta per nascere il kolossal Cabiria, concepito sulle ali dell'entusiasmo patriottico suscitato dalla impresa coloniale (1911-1912) che ha condotto l'Italia ad una precaria occupazione della Libia. Il film ottiene un vasto consenso popolare e serve a Pastrone per mettere in cantiere altri lavori. L’ Itala è un esempio da seguire anche per gli stranieri: rappresenta uno degli organismi produttivi più efficienti anche sul piano internazionale.
Nel 1915 Pastrone gira un altro film di notevole spessore, Il fuoco, ed in seguito Tigre Reale.
Nel 1919, dopo aver realizzato Hedda Gabler, il vulcanico astigiano decide di ritirarsi. Viene chiamato ad un ultimo sforzo due anni più tardi da Giuseppe Barattolo per ricostruire l'Itala, cooperando alla rinascita del cinema italiano. Da allora cessa di occuparsi di cinema.
Ritiratosi nella sua abitazione torinese, si dedica ad altre attività e conduce studi approfonditi di medicina, alla ricerca dell'origine e della cura del cancro.

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