A S T I   S T U D I    S U P E R I O R I

Dall’Università ad Asti all’Università per Asti

Presentazione

Il 29 maggio scorso si è svolto ad Asti il convegno di studi "Dall’Università ad Asti all’Università per Asti", che ha presentato la realtà universitaria astigiana (i corsi attivati, le attività e le manifestazioni realizzate e i progetti per il futuro) e l’associazione ASTI Studi Superiori (costituita da Comune di Asti, Provincia di Asti, Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Asti, Cassa di Risparmio di Asti S.p.A., Fondazione Cassa di Risparmio di Asti), che, nata nel 1996, promuove e gestisce i corsi universitari in città.

Si è inoltre discusso di possibili integrazioni tra le diverse aree culturali e scientifiche rappresentate dalle tre Facoltà presenti e dello sviluppo di future sinergie con i centri di formazione e conoscenza presenti sul territorio.

Nel presente numero del notiziario si presenta un breve resoconto del convegno tratto dagli appunti presi durante gli interventi dei relatori. La redazione, dunque, non avendo potuto sottoporre il presente testo ai relatori, né confrontarlo con la registrazione, si assume la responsabilità di ogni errore e imprecisione.


Introduzione

Negli Stati Europei i corsi di laurea durano meno anni che nel nostro paese. Anche in Italia era perciò necessaria una riforma: sono quindi stati introdotti i diplomi universitari, a numero chiuso, che hanno una durata di tre anni. Per gli studi universitari, dunque, in un prossimo futuro si prospetta questa strutturazione:

Occorre, quindi, dare ai giovani una specializzazione a breve termine, che consenta loro di entrare presto nel mondo del lavoro, e occorre rispondere alle esigenze formative di un particolare territorio.

Oltre la necessità di abbreviare gli anni di studio, risulta fondamentale una formazione ricorrente e continua: a causa della rapida e costante modernizzazione dei processi di produzione, non è più pensabile né possibile una formazione completa e per sempre. E’ inoltre importante decentrare i mega atenei e incentivare l’accesso all’università.

Chiaramente una riforma così rivoluzionaria non può essere realizzata a costo zero: è necessario un gesto significativo da parte del Governo nella prossima Finanziaria, anche perché l’insegnamento universitario senza la ricerca non può esistere. E’ ancora indispensabile un’interazione tra i ricercatori dell’università e le imprese.

A che punto è la riforma? Il primo decreto generale è stato licenziato dal Ministro: si spera perciò che a metà luglio la riforma vada in porto. Questo decreto-quadro dà l’indirizzo di riforma per tutti i settori disciplinari: ad esempio la durata del corso di laurea in medicina verrà ridotto da 6 a 5 anni, ma alla fine del corso un intero anno sarà riservato alla pratica ospedaliera. Anche il corso di ingegneria è molto lungo: servono diplomi brevi, anche per favorire le famiglie con difficoltà economiche.

Oggi, poi, c’è un forte scollamento tra formazione e mondo del lavoro: invece grazie agli stage si potrà finalmente ottenere questo vitale contatto, questa sinergia immediata con il mondo lavorativo. I master di specializzazione saranno strumenti indispensabili per la formazione continua.

E’ infine fondamentale una valutazione "esterna" dei risultati, dell’efficacia del sistema universitario.

(Prof. Francesca Zannotti - Capo Gabinetto Ministero Università e Ricerca Scientifica e Tecnologica)

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La Facoltà di Economia: presenza attuale e prospettive future

La Facoltà di Economia è stato il primo insediamento universitario attivato ad Asti: nel 1995 fu attivato il primo anno, e attualmente sono presenti in Asti tutti gli esami dei primi due anni e quattro esami del terzo.

Perché si è deciso di "portare" l’Università ad Asti? Si impegnò in tal senso il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, affinché l’Università fosse per la città un elemento di crescita economica, culturale e sociale. Non si è trattato di una creazione a tavolino, ma di una richiesta proveniente dal territorio stesso. Inizialmente le difficoltà erano molteplici, perché l’Università era dotata di scarse risorse, le quali in più dovevano espandersi sul territorio.

Comunque in Asti c’è stato un costante aumento della presenza universitaria, e dall’anno prossimo saranno attivati in città 20 corsi su 25. Riguardo al numero degli utenti, si è oscillato tra le 120 e le 150 domande all’anno, ed è certamente importante che in ogni aula non ci siano più di 100-120 studenti per migliorare la qualità dell’insegnamento, che in Asti è molto alto.

Ogni facoltà, senza dubbio, deve essere fattore di crescita per la città: è indispensabile una formazione in loco per rispondere alle particolari necessità del territorio.

Quali sono le prospettive per il futuro? La progettata riforma universitaria risulta certamente utile, poiché con la riduzione del primo livello di studi universitari da 4 a 3 anni, si potrà insediare ad Asti un intero corso di laurea di tre anni. Più problematica sarebbe l’attivazione di un corso di laurea di secondo livello (i due anni successivi di specializzazione).

Un altro interrogativo importante è quale impostazione dare al corso di laurea triennale: è meglio un corso di studio specialistico o generale, ampio? Ritengo che la soluzione migliore sarebbe quella di attivare in Asti un corso di laurea sufficientemente professionalizzato, ma non eccessivamente ghettizzante. Bisogna, cioè, trovare un giusto equilibrio tra professionalità ed esigenze della comunità locale, e da questo punto di vista gli stage risultano uno strumento fondamentale per far conoscere ai ragazzi il mondo del lavoro ancor prima di entrarci; per questo, cioè poiché i ragazzi devono conoscere il mondo produttivo quando sono ancora studenti, gli enti locali devono mettere a disposizione la proprie unità produttive private e pubbliche.

(Prof. Daniele Ciravegna - Preside Facoltà di Economia Università degli Studi di Torino)


Il diploma universitario in Tecnologie Alimentari orientamento Ristorazione

La Facoltà di Agraria, nella sua multidisciplinarità, ha deciso subito di puntare su un diploma universitario e su un settore, quello delle tecnologie alimentari, che era il più interessante per la provincia di Asti, un territorio che punta sull’agricoltura e sul turismo. Le aziende locali infatti hanno necessità di esperti della qualità del processo di produzione, del prodotto e delle strutture produttive.

Perché creare questo corso di laurea proprio ad Asti? Perché Asti:

La formazione del Tecnico della Ristorazione è divisa in tre parti: formazione di base; formazione professionale; tirocini.

Gli sbocchi professionali sono essenzialmente i seguenti:

Attualmente è attivato ad Asti il 2° anno: il 1° anno ha invece come sede Grugliasco.

Gli iscritti all’anno accademico 1997-98 provenivano soprattutto da Torino (52%) e da Asti (31%).

Nell’anno accademico 1998-99 la situazione è, invece, un po’ variata: è stato perfettamente raggiunto l’obiettivo di attirare studenti dai diversi centri del Piemonte.

Per quanto riguarda, invece, la provenienza scolastica degli studenti, nell’anno accademico 1997-98 gli iscritti provenivano per lo più dal liceo scientifico (27%) o erano in possesso della Maturità Professionale Tecnica.

La provenienza degli iscritti all’anno accademico 1998-99 era invece quella evidenziata dallo schema sottostante:

Mat. Prof. Tecnica

32%

Liceo scientifico

16%

Ist. Alberghiero

28%

Perito Agrario

8%

Ragioneria

4%

Geometra

4%

Liceo linguistico

4%

Magistrali

4%

Tra i problemi ancora da risolvere vi è quello di trovare un’adeguata sistemazione per gli studenti provenienti da altre città con alloggi a basso prezzo.

Occorre inoltre istituire un parallelo tra riforma della scuola superiore e dell’università, perché spesso l’eccessiva frammentazione causa notevoli carenze nella cultura di base, che ostacolano l’accesso agli studi universitari.

(Prof. Vincenzo Gerbi - Facoltà di Agraria Università degli Studi di Torino)

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Studi e ricerche per il territorio collinare

Esiste il progetto di istituire un Centro Studi sulla Collina per portare ad Asti un centro di ricerca, la cui presenza è indubbiamente essenziale per l’università. Questo centro studi dovrebbe indagare tutti gli aspetti del territorio collinare: fisici, storici, antropologici, ecc. anche per contrastare il problema dell’abbandono del territorio stesso, sempre con la sinergia tra l’università e il mondo lavorativo pubblico e privato.

Che cosa può fare precisamente un centro sulla collina? Può svolgere un’attività di formazione (post-laurea e post-diploma), di ricerca e di divulgazione e un’attività su specifici progetti, cioè un’attività di ricerca in senso proprio.

Certo il progetto del centro è per ora solo agli inizi: si è appunto in una fase di progetto, con una bozza di statuto e regolamento.

(Prof. Bruno Giau - Facoltà di Agraria Università degli Studi di Torino)


La realtà dei diplomi universitari in Servizio Sociale e di Consulente del Lavoro

Attraverso i diplomi universitari è possibile creare un forte legame con la collettività locale, senza scadere nel localismo chiuso. I diplomi universitari del resto non sono meno impegnativi per l’università, né meno impegnativi per gli studenti. Ad Asti sono stati attivati dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università del Piemonte Orientale due diplomi:

Il DUSS è nato da contatti con l’associazione ed il Comune di Asti. Il corso è attivato ad anni alterni, ed è a numero chiuso (30 iscritti). Deriva dalle scuole a fini speciali per assistenti sociali (quella di Torino era stata istituita nel 1947). Per i test d’ingresso sono stati coinvolti assistenti sociali di Asti e provincia, per elaborare prove di ingresso che non valutassero solamente le conoscenze generali dei ragazzi, ma potessero rivelare anche un’eventuale vocazione.

Il DUCL, invece, è stato istituito dopo contatti con gli organi dei consulenti del lavoro, ed è attivato una volta ogni tre anni. E’ un corso del tutto nuovo, in Italia è attivato in pochissime università (Asti, Palermo, Modena, Bologna).

Si tratta di due professioni già esistenti, che però hanno subito profonde modificazioni. Sono corsi che per legge hanno anche un lungo tirocinio (per il DUSS il tirocinio è di 600 ore), e per organizzare buoni stage occorre un grande impegno da parte dell’università. E’ poi fondamentale legare didattica e ricerca: per Asti, ad esempio, c’è il progetto di costruire un laboratorio del lavoro sociale, per sperimentare e mettere in atto delle forme di mediazione dei conflitti familiari e di altre problematiche sociali.

C’è infine da dire che a breve dovrebbero essere istituiti i corsi di laurea in Servizio Sociale.

(Dott. Enrico Ercole - Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi del Piemonte Orientale)


Le prospettive della formazione superiore: servizi sociali, servizi alle imprese e politiche pubbliche

La Facoltà di Scienze Politiche sembra quella meno professionalizzante di tutte. Comunque nel 1992 la Facoltà di Scienze Politiche di Alessandria diventò autonoma, e ha puntato sulla qualità: il nostro piano di studio è sempre stato molto rigido, con molti esami obbligatori. E i risultati sono stati soddisfacenti, in quanto la qualità dei nostri laureati è molto alta e vi è un rapido inserimento nel mondo del lavoro.

Quali prospettive per il futuro? E’ importante stabilire subito che non saranno attivati sempre gli stessi diplomi: un diploma universitario verrà attivato per 8-10 anni, fino a quando insomma risponderà alle esigenze della comunità locale.

Nell’ipotesi di un ciclo di studi universitari diviso in 3 più 2 anni, i progetti sono essenzialmente tre:

Per la sede di Asti è possibile l’attivazione di un terzo diploma universitario: quello destinato a formare una figura professionale specifica per le organizzazioni senza fini di lucro.

Asti, d’altronde, per la sua collocazione geografica, è la sede ideale per la collaborazione tra istituzioni e per una serie di attività formative, quali cicli di studio brevi, scuole estive, corsi di aggiornamento, ecc. L’insediamento locale dei corsi universitari ha del resto un grande pregio: gli studenti di località solitamente malservite possono scegliere la sede più vicina e più comoda.

(Prof. Alberto Cassone - Preside Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi del Piemonte Orientale)


Condizioni e risorse per un sistema universitario locale

Le Fondazioni, come quella della Cassa di Risparmio di Asti, hanno il compito di promuovere la ricerca, mediante la costituzione di un capitale sociale da mettere a disposizione del territorio di riferimento.

Per quanto riguarda le facoltà universitarie, anche se per l’insediamento universitario piemontese è caduto il modello a rete, è sempre necessario un coordinamento tra Regione e Università. Bisogna essere locali, ma non localistici. Occorre evitare il pulviscolo di piccole sedi che non raggiungono la minima dignità. Occorre prendere a modello la città di Bergamo che ha tre facoltà e più di 3000 iscritti.

Oggi si parla molto di mobilità degli studenti: gli studenti devono frequentare l’Europa, ma questo non vuol dire che non si debbano sviluppare istituzioni locali, che creino un legame affettivo tra università e città. Occorre infine consolidare la didattica di primo livello e potenziare i servizi alla didattica e le attività di autoistruzione (gli studenti devono essere abituati a usare le biblioteche, gli archivi, ecc.).

Per quanto concerne le strutture di accoglienza, è indispensabile sviluppare un sistema residenziale di qualità, che possa aumentare la ricaduta economica e culturale degli insediamenti universitari.

(Dott. Dario Rei - Consigliere Fondazione Cassa di Risparmio di Asti)

 

Testo delle relazioni testo

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